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LA CREATIVITA’ PDF Stampa E-mail

Il processo creativo


Come nasce il processo creativo nel bambino e nell’adulto? Quanto è importante questo processo nello sviluppo e nelle interazioni con gli altri?

Nella varie fasi di crescita i fattori, cognitivi ed esperienziali, interagiscono tra loro nel determinare i cambiamenti evolutivi e sollecitare le capacità creative.

Vygotskij (1930), fondatore della scuola storico-culturale, sottolinea come il processo creativo sia condizionato dall’ambiente in cui è inserito il soggetto. La creatività dell’individuo, così, può essere incoraggiata o ostacolata rispetto agli stimoli e alle esperienza alle quali è sottoposto nel contesto in cui vive.

Il bambino, infatti, per poter giocare e imparare a vivere creativamente, soprattutto nei primi anni di vita, ha bisogno di un ambiente che faciliti il suo sviluppo psico-fisico.

In tutto questo l’adulto, sia in famiglia che a scuola, deve farsi garante del confine incerto, non sistematizzato o frammentario, tra il mondo dell’immaginazione ed il mondo reale. L’adulto ( genitore, insegnante o terapeuta) deve accompagnare il bambino in questo percorso, deve ascoltarlo, essere attento ai suoi bisogni e alla sua realtà emotiva, apprezzare i suoi sforzi espressivi, valorizzare le sue produzioni simboliche (Accursio, Buscolo, 2006, p.60). La scuola svolge, così, un ruolo significativo e rappresenta l’ambiente all’interno del quale il bambino esplora se stesso, affronta costruttivamente le varie esperienze che man mano vive e impara a socializzare con figure diverse da quelle genitoriali.

Mi sembra opportuno rispetto al tema della creatività citare le considerazioni di Winnicott a riguardo. Egli introduce i concetti di oggetto transizionale e di esperienza transizionale in rapporto ad un importante sequenza evolutiva, fino a creare una nuova concezione della salute mentale e della “Creatività” ( Black, Mitchell, 1995, p.155). All’esperienza intermedia transizionale Winnicott (1971), nel descrivere l’importanza del rapporto madre/bambino, aggiunge l’esperienza soggettiva e quella della realtà oggettiva, fasi dello sviluppo del bambino che non si sostituiscono nettamente l’una all’altra. Fondamentale nella crescita e in ogni fase dell’esperienza il comportamento della madre di empatia e adattamento ai bisogni del “piccolo”. L’esperienza transizionale viene descritta, invece, come l’area di sviluppo del Sé Creativo in cui il bambino si allontana dalla completa dipendenza dalla madre e scopre il mondo esterno, attraverso un oggetto transizonale reale e concreto (una copertina, un peluche o altro), che gli permette di vivere la separazione dalla madre e di percepirla come separata e diversa da sé. L’esperienza transizionale, così, è contemporaneamente esperienza affettiva e cognitiva, consentendo di padroneggiare le ansie di base connesse ai rapporti oggettuali, e rappresenta una messa alla prova delle proprie capacità di dominare realisticamente le cose ( Accursio, Buscolo, 2006, p.74).

Nelle attività ludiche la creatività diventa parte integrante, consentendo al bambino di scoprire il mondo che lo circonda, di fantasticare, di imparare a pensare in modo più ampio e di prendere coscienza delle proprie risorse.

Il gioco non solo rappresenta lo strumento attraverso il quale esplorare eventi esterni, il che consente di aggiungere nuove percezioni e nuovi significati a quelli già integrati, ma è anche il principale strumento per soddisfare la normale curiosità (Schiffer, Slavson, p.344). Il contesto ludico, inoltre, permette di sviluppare maggiormente le capacità creative, aumentare il senso di auto-efficacia e incentivare l’autostima, componenti fondamentali per affrontare qualsiasi situazione indipendentemente dal contesto. Il bambino, l’adolescente o l’adulto, attraverso un’ attività di laboratorio o un gioco, attivano le proprie potenzialità, si sperimentano e allenano la mente alla creatività. Infatti giocare e giocare con la creatività non appartiene solo ed esclusivamente ai bambini, ma anche all’adulto capace di utilizzare tutta intera la propria personalità.

Qualsiasi forma espressiva (musica, teatro, pittura, giochi di gruppo, danza) insegna entusiasmo, passione, eccitazione, gioia, curiosità, senso del gioco, autonomia e sicurezza: sentimenti ed emozioni che non dovrebbero appartenere solo al mondo dell’infanzia.

Se osserviamo le dinamiche che vengono agite dai bambini all’interno dei laboratori creativi si denota l’enorme importanza del ruolo della creatività nelle fasi di crescita del bambino. Attraverso le attività creative i bambini sono maggiormente stimolati a creare e scoprire nuove modalità di relazionarsi e di entrare in contatto con le proprie ed altrui emozioni.

Il gioco, la festa e il momento creativo diventavano un vero e proprio mezzo per imparare a gestire i problemi e i cambiamenti. Un  elemento significativo che incide sullo sviluppo delle capacità creative è sicuramente dato dall’interazione tra l’ambiente ed il bambino; infatti, un ambiente improntato sulla fiducia e fondato su relazioni sicure favorisce nei “piccoli” l’assunzione del rischio, la capacità di apprendere dagli insuccessi ed imparare ad utilizzare le conoscenze in modo creativo.

Secondo Logie e Denis (1991) risolvere i problemi in modo creativo, utilizzando tutte le risorse che la mente ha a disposizione per l’adattamento cognitivo e sociale, è obiettivo essenziale di qualunque intervento formativo.

Un compito richiesto alla scuola è di dare sempre più spazio a percorsi creativi in grado di aiutare il bambino ad affrontare il mondo senza pregiudizi, automatismi o schemi mentali, che a volte sono appresi nell’ambito familiare e nella società. 

 Infatti, oggigiorno, la scuola e le sempre più numerose attività extra-scolastiche sottolineano la necessità di una formazione orientata non solo all’apprendimento logico e razionale ma, soprattutto, allo sviluppo delle capacità creative.

La creatività è diventata, così, uno strumento prezioso e utile sia nell’infanzia che in ogni tappa della vita e in ogni contesto( familiare, lavorativo e sociale) per affrontare le varie esperienze o situazioni problematiche da una nuova prospettiva.

Tutto ciò appare ancora più evidente se si fa riferimento ai numerosi cambiamenti avvenuti negli anni rispetto gli stili di vita, le nuove tecnologie e le esigenze del mondo del lavoro che richiedono sempre più capacità creative: di flessibilità e di adattarsi a situazioni diverse. In un ambiente che cambia, essere pronti a risolvere difficoltà sempre nuove e “saper fare”, orientandosi al contesto e non solo alle conoscenze teoriche, diventano elementi essenziali per potersi realizzare pienamente. Aprirsi a se stessi, alle nuove esperienze e affrontare i cambiamento con soluzioni diverse da quelle note sono presupposti di base non solo del processo creativo ma anche di qualsiasi altro percorso di crescita. Sviluppare la creatività, inoltre, diventa un vero e proprio fattore che fa parte anche del processo terapeutico.

Ad oggi, molti sono gli psicologi che utilizzano la creatività e l’arte per curare le malattie della psiche. L’espressione della propria creatività, attraverso la musicoterapica, la pittura o la poesia, consente di incentivare le relazioni sociali, esternare vissuti difficilmente esprimibili con le parole e di dare un significato e una forma alle emozioni. 

Non si nasce creativi, ma ciascuno di noi possiede in grado variabile delle attitudini inerenti alla creatività. Ma queste sono molte volte soffocate dai condizionamenti, affettivi, culturali e sociali, e da una formazione iniziale imperniata il più delle volte sul solo pensiero convergente, logico e razionale.





Bibliografia

 

Accursio, G., Buscolo, G. (2006). La personalità creativa. Roma- Bari: Laterza.

Black, M.J, Mitchell, S.A. (1995). L’esperienza della psicoanalisi: Storia del pensiero psicoanalitico moderno. Torino: Boringhieri.

Dennis, M., Logie, R. (1991). Mental immages in human condition. Amsterdam: North Holland.

Piaget, J. (1967). La costruzione del reale nel bambino. Firenze: La Nuova Italia (1973).

Schiffer, M., Slavson, S.M. (1979). Psicoterapie di gruppo per bambini. Torino: Boringhieri.

Vygotskij, L.S. (1930). Immaginazione e creatività nell’età infantile. Roma: Editori Riuniti (1972)

Winnicott, D.W. (1971). Gioco e realtà. Roma: Armando (1973).


 



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